La Stipsi
 
Che cos’è?

La definizione storica di stipsi basata sulla ridotta frequenza delle evacuazioni si è arricchita di altri due elementi caratterizzanti: la difficoltà ad evacuare e l’aumentata consistenza delle feci. Su questa condizione persistono tutta una serie di miti e leggende che schiacciano l’opinione comune, che continua a credere, per esempio, che la stipsi intossichi e sia quindi indispensabile evacuare tutti i giorni. La dimostrazione scientifica che le tossine presenti nelle feci non vengono assorbite e, se assorbite, vengono comunque detossicate nel passaggio attraverso il fegato, non è bastata a sfatare questa teoria. Inoltre si continua a credere che la stipsi provochi cefalea e alitosi, i lassativi e i clisteri depurino l’organismo e che le erbe lassative non facciano male perché sono rimedi naturali.   

 

Quanto è diffusa?

La stipsi è una condizione molto frequente, sono oltre 10 milioni gli italiani che ne soffrono con ripercussioni psicologiche e comportamentali che condizionano abitudini quotidiane, scelte alimentari, ritmi lavorativi, vita sociale e conseguenti costi socio-sanitari rilevanti. Basti solo pensare che sono circa 30 milioni le confezioni di lassativi vendute ogni anno in Italia e questo dato è sottostimato, poiché molti pazienti non si rivolgono o hanno smesso di rivolgersi al proprio medico o al farmacista e preferiscono il fai da te, magari con l’aiuto dell’erborista. Il problema non risparmia l’età infantile e interessa in maniera molto diffusa la popolazione anziana.

 

Quali sono le cause?

Per comprendere le cause del problema dobbiamo partire dai

meccanismi che regolano il transito intestinale e l’evacuazione.

La progressione del contenuto intestinale avviene grazie alle onde

propulsive che  spingono in avanti la massa fecale e che si verificano

soprattutto in particolari momenti della giornata, al mattino, al

risveglio e subito dopo i pasti. L’arrivo del cibo nello stomaco provoca

infatti il cosiddetto riflesso gastro-colico, che stimola la peristalsi

intestinale e spinge il contenuto del colon nel retto, distendendone

le pareti. La distensione, percepita a livello cerebrale, ci spinge

a sederci sul water, rilassare gli  sfinteri anali,  spingere per

aumentare l’angolo ano-rettale e permettere così l’espulsione

delle feci. Abbiamo a livello ano-rettale dei veri e propri sensori,

che ci consentono di riconoscere la natura solida, liquida o gassosa

del contenuto, così che noi possiamo  capire, se le circostanze lo

consentono, che è il momento di andare in bagno. Se invece le circostanze in cui ci troviamo non sono idonee, scatta un riflesso inibitore, che contrae lo sfintere anale esterno e ci consente di procrastinare l’evacuazione.

Sulla base delle cause che provocano l’alterazione di questi meccanismi la stipsi può essere definitiva di tipo primitivo o secondario.

Nella forma primitiva un ruolo fondamentale viene attribuito alla Serotonina, una sostanza che regola la motilità intestinale. Una  sua carenza, riducendo l’attività propulsiva, rallenta il transito del contenuto intestinale.  

Nella forma secondaria il rallentato transito può essere ricondotto a cause neurologiche, come per esempio nel Morbo di Parkinson, motorie, come nella Sclerodermia, ostruttive per esiti cicatriziali,  masse tumorali e infine anche farmacologiche per l'uso per esempio di  Antispastici, Analgesici, Antistaminici, Antidepressivi, Antipertensivi, Antiaritmici, Diuretici ecc.

 

Come si manifesta?

I pazienti tendono a riferire:

  • Ridotta frequenza delle evacuazioni

  • Sforzo eccessivo per riuscire ad evacuare

  • Feci asciutte o bozzolute

  • Sensazione di evacuazione incompleta

  • Necessità di ricorrere abitualmente all’uso di lassativi, supposte,                                                               clisteri o addirittura manovre manuali

  • Distensione, gonfiore e dolore addominale

  • Sensazione di malessere

  • Episodi subocclusivi per formazione di fecalomi

 

Come si diagnostica?

La diagnosi di stipsi potrebbe sembrare banale, in realtà bisogna avere la pazienza di seguire un percorso diagnostico prima clinico e poi eventualmente trumentale le cui tappe sono:

  • Anamnesi, cioè ascolto del paziente, quanto mai importante per risalire alle possibili cause del disturbo. In un racconto spesso confuso, impreciso, inficiato da falsi pregiudizi o frustrato dal fallimento dei trattamenti già sperimentati, dobbiamo cercare di acquisire i dati che possono aiutarci a riconoscere l’origine della stipsi e il trattamento più idoneo come:

    • Dolore Addominale

    • Frequenza delle Evacuazioni

    • Evacuazione Difficile

    • Aspetto delle Feci, aiutando i pazienti a descriverle con la scala di Bristol, che mostra come tanto più appaiono dure, caprine, tanto più il transito intestinale è rallentato

    • Abitudini errate come sopprimere lo stimolo per la fretta, sedentarietà, scarsa assunzione di fibre e di acqua  

    • Abuso di Lassativi,  per cui è facile che siano poi necessari alcuni giorni perché il retto si riempia di nuovo e si abbia lo stimolo all'evacuazione

    • Patologie o Terapie capaci di rallentare il transito intestinale

    • Segni e Sintomi d’allarme, che impongono l’esclusione di una patologia neoplastica, come età>45, insorgenza recente della stipsi, presenza di sangue nelle feci, anemia, dimagrimento, sintomi ostruttivi, febbre 

 

  • Esame Obiettivo generale per valutare lo stato nutrizionale, addominale per apprezzare eventuali masse e rettale, mediante esplorazione digitale, per evidenziare la presenza di feci, fecalomi o neoformazioni

 

  • Esami Strumentali:

 

  • Colonscopia, per visionare direttamente retto e colon, valutarne lunghezza, tortuosità, tono ed escludere cause ostruttive

  • Colografia-TC, meno accurata della colonscopia, si esegue quando non è possibile l’esplorazione endoscopica e consente la ricostruzione dell’aspetto del colon, mediante l’elaborazione di immagini acquisite  con la TAC

  • Clisma Opaco, è meno preciso ma, in casi selezionati, può essere ancora per documentare un’ostruzione e darci anche una buona rappresentazione di un’eccessiva tortuosità o di un’eccessiva lunghezza del colon

 

Solo in casi particolari, in pazienti particolarmente refrattari al trattamento pur condotto in maniera razionale, può essere utile approfondire la diagnosi con tecniche complementari come:

  • Studio dei Tempi di Transito Intestinale, mediante l’osservazione radiologica seriata di  markers radiopachi

  • Defecografia, per documentare eventuali alterazioni della dinamica ano-rettale durante la defecazione

  • Manometria Ano-Rettale, per lo studio dei disturbi motori

 

Come si cura?
 
  • Consigli Igienico-Dietetici

    • provare a evacuare al risveglio, oppure dopo i pasti, quando si attiva il riflesso gastro-colico, che mette in moto l’intestino

    • sedersi sul water in posizione accovacciata, inclinando il busto in avanti e, se necessario, con uno sgabello sotto i piedi, per allargare l’angolo ano-rettale e facilitare l’espulsione delle feci

    • aumentare, specie negli anziani, l’apporto di liquidi e l’attività fisica

 

 

 

 

                                           Colon normale                        Melanosi del colon da abuso

                                                                                                    di Erbe Lassative

 

 

  • Terapia medica

     I lassativi oggi disponibili, in funzione del meccanismo d’azione, si dividono in 5 classi:

  1. FORMANTI MASSA, come Fibre, Mucillagini e Resine Poliacriliche, inadatti nei pazienti con rallentato transito, come i parkinsoniani, poiché accentuano il meteorismo e possono provocare distensione addominale e dolore

  2. LUBRIFICANTI, come la Vaselina,  anch'essi inadatti nel lungo termine  poiché provocano incontinenza con irritazione anale e ridotto assorbimento di vitamine liposolubili

  3. STIMOLANTI

    • Difenilmetani (Bisacodile), utili, ma non adatti all'uso quotidiano, poiché irritano l'intestino e possono provocare dolore addominale

    • Antrachinoidi, contenuti nelle famose erbe "naturali", erroneamente ritenute innocue e invece, specie nell’uso prolungato, capaci di provocare dipendenza, gravi alterazioni della mucosa intestinale come la Melanosi, ma soprattutto  danno dei plessi nervosi intestinali con compromissione della peristalsi e quindi della progressione della massa fecale

  4. OSMOTICI:

  • Purganti salini: efficaci ma nel lungo termine possono provocare pericolose alterazioni elettrolitiche

  • Zuccheri non assorbibili come il Lattulosio: efficaci nel breve periodo, provocano  però fermentazione, meteorismo, distensione addominale, addominalgia e, cosa più importante, assuefazione, per l’adattamento della flora batterica intestinale

  • PoliEtilenGlicole (PEG) o Macrogol: efficace e particolarmente adatto all'uso cronico poiché non provoca  effetti collaterali né assuefazione. 

 5. ENTEROCINETICI

  • Prucalopride, agonista selettivo dei recettori della Serotonina 5-HT4, efficace, per ora utilizzabile solo nelle donne, può dare in alcuni casi cefalea, vertigini e altri sintomi sistemici

  • Linaclotide, agonista del recettore della Guanilato-Ciclasi di tipo-C (GC-C), efficace spesso anche sul dolore addominale, ma può spesso provocare diarrea

 

         Riassumendo il percorso terapeutico inizierà dalla correzione della dieta e delle abitudini di vita ma quasi sempre sarà necessario affiancare l’utilizzo di un lassativo preferibilmente osmotico come il Macrogol associandolo, al bisogno, saltuariamente, a un lassativo da contatto come il Bisacodile. Solo nei pazienti che non rispondono si ricorrerà agli Enterocinetici.  

 

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