La Dispepsia
 
Che cos’è?

La dispepsia, termine che deriva dal greco dys (difficile) e pepsia (digestione), è una condizione molto diffusa, interessando fino al 40% della popolazione, caratterizzata da sintomi avvertiti nella parte alta dell’addome, la cui origine viene fatta risalire allo stomaco e al duodeno. Viene definita funzionale poichè non è possibile riconoscere la presenza di lesioni a livello di questi organi e si pensa piuttosto a una loro alterata funzione.   

 

Come si manifesta?

Distinguiamo una forma che insorge dopo i pasti e una

che può manifestarsi in qualunque momento della

giornata.

 

La postprandiale si caratterizza per fastidio

all’altezza dello stomaco, senso di ripienezza, a volte

senso di sazietà già durante il pasto, eruttazione, gonfiore,

nausea e, nei casi più gravi, anche vomito, un vomito che

quasi sempre allieva i disturbi.

 

Nella forma indipendente dai pasti, nel senso che può

presentarsi anche a digiuno, prevalgono invece il dolore

all’altezza dello stomaco, spesso associato a sensazione

di bruciore, che può irradiarsi anche verso l’esofago.

 

Quali sono le cause?

Rimangono sconosciuti i fattori capaci di provocare questa

condizione. Alcuni chiamano in causa condizioni come la

Gastrite  provocata da un batterio, l’Helicobacter pylori,

ma questa rimane un’ipotesi debole, poiché difficilmente l’eliminazione del batterio fa regredire i sintomi e contraddittoria, poiché farebbe risalire l’origine dei disturbi a una causa organica e non più funzionale.

 

Più convincente appare invece l’ipotesi che alla base dei disturbi possa esserci un’ipersensibilità viscerale, nel senso di una percezione alterata, amplificata, di stimoli fisiologici, cioè normali, provenienti dal tratto gastro-duodenale. L’espressione “ho i nervi attaccati allo stomaco” trova in questo meccanismo una vera e propria spiegazione scientifica.

 

Nella forma caratterizzata da dolore e bruciore lo stimolo scatenante potrebbe essere un’ipersensibilità all’acido presente nello stomaco.

 

Nella forma postprandiale sembrerebbero in gioco invece alterazioni della motilità gastrica. Si ipotizza che stimoli nervosi, specie quando siamo stressati, potrebbero ridurre la capacità di distensione del fondo gastrico durante i pasti con conseguente senso di sazietà precoce. La sensazione di ripienezza postprandiale sarebbe invece attribuibile a un rallentamento dello svuotamento gastrico.

 

Come si diagnostica?

Il punto di partenza rimane sempre la storia clinica del

paziente, le caratteristiche dei sintomi e in particolare la

sede, l’intensità, la durata, i momenti della giornata in cui

insorgono e l’eventuale rapporto con alcuni alimenti.

Indagheremo poi sulla presenza di fattori stressanti, abuso

di alimenti grassi o piccanti, caffè, alcool, fumo, farmaci

gastrolesivi.

 

Particolare attenzione va posta nel cogliere la

presenza di segni di allarme, come età superiore

ai 50 anni, diminuzione dell’appetito, vomito, pallore,

sanguinamento gastrointestinale, anemia, difficoltà ad

ingoiare il cibo, poiché in questi casi bisogna spingere

l’iter diagnostico fino al riscontro di una molto probabile

patologia organica.

 

Non va mai poi trascurato l’esame fisico, per localizzare

le aree eventualmente dolorabili alla palpazione dell’addome

e valutare lo stato nutrizionale.

 

Le Indagini Diagnostiche, che dovranno risultare normali per confermare la natura funzionale dei disturbi, comprendono Esami di Laboratorio come Emocromo, Anticorpi della Celiachia, Indici Infiammatori, Epatici e Pancreatici e Esami Strumentali come l’Ecografia dell’addome superiore, ma soprattutto la Gastroscopia.

 

Come si cura?

Pur trattandosi di una condizione benigna, il trattamento

può risultare, specie in alcuni casi, particolarmente difficile,

proprio perché non sono state del tutto chiarite le cause dei

disturbi. 

Il trattamento dovrebbe procedere attraverso le seguenti tappe:

 

  • Innanzitutto spiegare al paziente che siamo convinti

     della natura benigna dei suoi sintomi e rassicurarlo può

     essere già un’ottima premessa.

 

  • Utili possono essere alcuni suggerimenti riguardanti stile

     di vita e dieta come consumare i pasti a orari regolari, in un

     ambiente rilassato, masticando il cibo in maniera adeguata

     per renderlo più facilmente digeribile, evitando, mangiando

     in fretta, di ingurgitare aria. Moderare o meglio abolire il fumo.

     Evitare o ridurre gli alimenti capaci di aggravare i sintomi, come cibi grassi o piccanti, caffè e alcolici.  

 

  • Tra i farmaci abitualmente consigliati una certa efficacia hanno, nella forma postprandiale, i Procinetici come Domperidone, Metoclopramide e Levosulpiride, ma vanno usati in maniera personalizzataa per i possibili effetti collaterali. Nelle forme con dolore o bruciore sono invece particolarmente efficaci, estremamente maneggevoli e adatti anche all’uso prolungato, gli Inibitori della Pompa Protonica, come Omeprazolo, Pantoprazolo, Lansoprazolo, Esomeprazolo e Rabeprazolo, che agiscono riducendo l’acidità gastrica.

 

  • Alcuni pazienti con sintomi lievi trovano utile anche l’uso saltuario di Antiacidi al bisogno.

  • Quando i normali farmaci falliscono dobbiamo pensare a una condizione di ipersensibilità viscerale, che potrebbe rispondere a dosi anche blande di Psicofarmaci.

 

  • Controverso rimane invece il ruolo dell’eradicazione dell’Helicobacter pylori, per la mancata correlazione dei sintomi con l’infezione e lo scarso successo della terapia eradicante.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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